Cosa NON fare quando si trova un uccello selvatico

Arriva la primavera!
Cosa NON fare quando si trova un uccello selvatico!

Arriva il periodo più frenetico dell’anno in cui tutto prende vita e si sveglia, assumendo mille forme e colori. Tantissimi piccoli volatili si affacciano al mondo per la prima volta e tante sono le insidie che possono incontrare nei loro primi voli fuori dal nido. Per aiutarli al meglio e sapere quando hanno davvero necessità del nostro aiuto è bene ricordare alcuni semplici passaggi. La gran parte dei nidiacei abbandona il nido quando ancora non è perfettamente in grado di volare ma i genitori continuano comunque a fornire le cure parentali necessarie al fine di renderli completamente autonomi come il caso di merli, passeri o civette (giusto per fare qualche esempio).

Per capire se un nidiaceo è davvero in difficoltà è il caso di passare qualche minuto (sarebbe meglio anche una mezzora) ad osservare la situazione, senza farsi prendere dalle emozioni e tenendo conto che il benessere di un animale selvatico è la libertà nel proprio habitat, non una gabbia nella nostra abitazione! Gatti e cani nei paraggi possono essere una fonte di pericolo, per cui se si tratta del nostro giardino e vediamo che i nostri amici a 4 zampe sono interessati alla cosa si può semplicemente agire confinandoli per qualche tempo. Va ricordato infatti che i gatti sono stati recentemente riconosciuti come causa di perdita di biodiversità di specie a causa delle loro perfette abilità di predatori. Un suggerimento da attuare, limitatamente a questo periodo, potrebbe essere quella di munire i gatti di casa con collarini colorati o con campanello in modo che possano rendere nota la loro presenza e ridurre il successo predatorio. Nel caso di presenza di gatti randagi o di ritrovamento in luoghi trafficati può essere consigliabile spostare il piccolo, anche solo avvicinandosi, verso il fitto di una siepe o un luogo più sicuro a poca distanza. Con fortuna potremo riuscire ad osservare anche i genitori che portano il cibo al giovane uccello. Se invece osserviamo un piccolo che mostra chiari segni di difficoltà come: un’ala abbassata, incoordinazione nei movimenti, difficoltà respiratoria, occhi socchiusi con becco aperto, sangue in qualche distretto del corpo è bene invece attrezzarsi per recuperarlo. Cosa occorre? È bene procurarsi una scatola di cartone, effettuare dei fori di lato come punti di areazione, un giornale o carta assorbente sul fondo. Si può effettuare il recupero utilizzando un piccolo panno in modo da avvolgere delicatamente l’animale per poi porlo all’interno della scatola. A questo punto è bene chiudere lo scatolone e metterlo in un luogo silenzioso. Va ricordato infatti che gli animali selvatici non vanno maneggiati troppo e soffrono molto lo stress. A questo punto è bene chiamare un CRAS (Centro di Recupero Animali Selvatici) ovvero strutture che si occupano del soccorso e successiva riabilitazione delle specie selvatiche per organizzare il recupero http://www.recuperoselvatici.it/principale.htm.

Quanto detto sopra vale per la maggior parte dei nidiacei ma non per specie come i rondoni. In Italia si riproducono 3 specie: Rondone comune, pallido e maggiore e sono tutti molto particolari e delicati. Diversamente da altri piccoli i rondoni non abbandonano il nido fino a che non sono completamente autosufficienti nel volo. I rondoni svolgono il completo ciclo vitale in volo posandosi solo sui nidi. Già la loro anatomia ci dà qualche indicazione sulla loro abilità di volatori, infatti posseggono delle zampe molto corte che non li permettono di spiccare il volo da terra o di camminare al suolo per cercare cibo. Un giovane rondone si riconosce perché la lunghezza delle ali non supera mai quella della coda o al massimo si incrociano di poco sopra il dorso. In questo caso va attuato subito un recupero perché l’animale non è né in grado di volare né di procurarsi il cibo a terra, per cui come descritto sopra si attua il recupero e si chiama il CRAS più vicino. Il rondone adulto invece presenta ali che per 2-3 cm sporgono dalla coda. In caso di ritrovamento di un rondone adulto va fatta un’attenta valutazione: presenta dei traumi evidenti? Asimmetria delle ali o ferite sul corpo? In caso affermativo va effettuato il recupero, mentre diversamente si può tentare l’involo lanciandolo delicatamente in un luogo aperto (magari con copertura erbosa) vicino al sito di ritrovamento e vedere se è il grado di riprendere il suo volo evitando il ricovero.

Queste sono solo le situazioni più frequenti in cui vi potrete trovare specialmente in questo periodo primaverile ma si possono rinvenire anche adulti in difficoltà appartenenti a moltissime specie. In Italia ci sono più di 500 specie di uccelli ed è importante saperle riconoscere o chiedere ai più esperti per l’identificazione senza farsi prendere dall’entusiasmo di improvvisare, dato che molte specie possono arrecarci danni anche molto seri. È il caso di aironi, tarabusini, nitticore, sgarze ciuffetto e tarabusi che usano le estensioni del collo e colpi di becco per colpire al volto e in particolare agli occhi. Da considerare anche i rapaci diurni o notturni che, con artigli più o meno possenti a seconda della specie, possono ferirci gravemente.

È importante ricordare che è vietata la detenzione di uccelli selvatici secondo la legge 157 del 1992 dove viene definita la fauna selvatica come “patrimonio indisponibile dello Stato”. In aggiunta, gli uccelli sono protetti anche dalla direttiva 79/409 (e sue modifiche) detta Uccelli al fine di conservare “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri”. Solo i Centri di Recupero possono prendersi cura della fauna selvatica e ricevono contributi per farlo, unitamente al sostegno di varie associazioni come WWF (World Wide Fund for Nature) o LIPU (Lega Italina Protezione Uccelli). In zona Roma centro c’è un CRAS proprio a Villa Borghese gestito dalla LIPU, mentre in situazioni particolarmente gravi è consigliabile chiamare la forestale al 1515.

La nostra struttura essendo privata non si occupa direttamente di selvatici (tranne per alcune consulenze). È bene quindi sempre passare per i canali istituzionali. Ovviamente quando ci troviamo di fronte a casi di emergenza, mettiamo a disposizione le nostre competenze ed attrezzature al servizio dei trovatelli. Per far fronte alle spese, però, è necessario che chi si riferisca ad una struttura privata metta in conto di dover sostenere almeno le spese di partenza. In alcuni9 casi riusciamo ad occuparci noi della restituzione del soggetto curato ad un centro che si occupi poi di riabilitazione ed eventuale rilascio.